Oggi, 9 marzo 2026, ricorre l’anniversario del DPCM che ha esteso il lockdown a tutta Italia. Quel 9 marzo 2020 l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte firmò il decreto “Io resto a casa”. Da quel momento in poi strade vuote, negozi chiusi (tranne essenziali), divieto di assembramenti e spostamenti solo motivati con autocertificazione. Fu il primo lockdown europeo.
Quindi scoprimmo che la normalità non è un diritto acquisito, ma un equilibrio fragile. E che la libertà non è un possesso individuale, ma una responsabilità reciproca.
Il lockdown ci ha indotti ad analizzare ciò che tiene insieme una comunità. La cura reciproca. La fiducia. La capacità di non lasciare indietro nessuno. La consapevolezza che la solitudine non è un destino, ma un fallimento collettivo.
Ci ha insegnato che la politica non può più essere gestione dell’esistente, ma un atto di cura.
Quando il lockdown è finito, molti si aspettavano un “ritorno alla normalità”. È arrivato invece un mondo più instabile: guerre, inflazione, speculazioni, tensioni globali.
La pandemia ha accelerato processi già in corso. Le tensioni geopolitiche erano latenti. Le catene globali del valore erano fragili. Le disuguaglianze crescevano da anni. La finanza era ipertrofica rispetto all’economia reale.
Il Covid ha tolto il velo. Ha fatto emergere ciò che non volevamo vedere. È un meccanismo tipicamente esistenzialista: la crisi non crea il problema, lo rivela.
La paura collettiva ha aperto spazi a nuove forme di potere. Nei momenti di incertezza, i mercati diventano più aggressivi, gli Stati più nervosi, le società più polarizzate.
Quando un’intera società sperimenta la fragilità, cambia il modo in cui consuma, investe, risparmia, si protegge. E i mercati reagiscono amplificando queste oscillazioni. Un mondo stanco, spaventato, disorientato è più vulnerabile ai conflitti. La pandemia ha indebolito le diplomazie, rallentato la cooperazione internazionale, aumentato la competizione per risorse strategiche, reso più fragile la fiducia tra Stati. Non è un caso che i conflitti siano esplosi proprio mentre il mondo cercava di rialzarsi.
Quando le certezze crollano, emerge l’angoscia. Quando emerge l’angoscia, siamo costretti a scegliere. Quando siamo costretti a scegliere, si rivela ciò che siamo davvero. Il mondo post-2020 ha scelto spesso la via della paura, della chiusura, della competizione.