Si è appena conclusa un’altra campagna elettorale. Sono stati montati nelle piazze alcuni palchi. Ma sugli stessi palchi non è salito nessuno e quelle piazze sono rimaste desolatamente, mestamente e tristemente vuote.
Fino a qualche tempo fa su quei palchi i candidati e in genere i politici interessati tenevano i comizi. E le piazze erano piene: militanti, simpatizzanti o semplici curiosi partecipavano animatamente, esprimendo il proprio dissenso o la propria approvazione. I comizi erano il cuore pulsante delle campagne elettorali, occasioni di incontro diretto e mobilitazione di massa nelle piazze. Il comizio non era solamente un rito pubblico, ma anche uno spazio simbolico in cui le forze politiche esercitavano la loro capacità di aggregazione e comunicazione dal basso, in un rapporto tangibile, afferrabile, quasi tattile tra elettori e candidati.
Lasciamo volentieri ai sociologi l’analisi delle diverse chiavi interpretative mediante cui leggere tale fenomeno – metamorfosi dell’agire politico, mutamenti culturali e istituzionali, variazione genetica della comunicazione, irruzione dei social media, frammentazione e velocità dei messaggi che altera sistematicamente l’interazione politica, personalizzazione delle campagne elettorali, indebolimento dei partiti di massa.
Registriamo comunque il fatto che sembra scomparso il rapporto diretto e di massa, sostituito da un dialogo spesso mediato e personalizzato, ove le piazze reali sono sostituite dalle piazze virtuali.
Pare che la politica non nasca più dal basso, ma si costruisca attraverso narrazioni mediate, storytelling e tecniche di marketing politico che privilegiano l’immagine e la performance individuale.
Tutto ciò apre una riflessione sulla qualità della democrazia partecipativa.
Il comizio non ha solo una valenza estetica, né rappresenta una nostalgica concessione alla tradizione. Anzi, la sua assenza è un indicatore di una trasformazione più complessa nella relazione tra rappresentanti e rappresentati, che rischia di spersonalizzare e frammentare ulteriormente lo spazio pubblico di confronto e costruzione politica. E forse di allontanare inesorabilmente masse sempre più numerose di cittadini dalle cabine elettorali.