Molti comuni investono cifre significative per celebrare ricorrenze o stagionalità: Natale, Estate, Carnevale etc. Ingenti capitali per finanziarie concerti, luminarie, fuochi d’artificio, processioni, eventi, iniziative varie.
Secondo un’analisi condotta da Jfc, società specializzata in consulenza turistica e territoriale, oltre 5.000 comuni italiani (64,4% del totale) investono 397,4 milioni di euro per il Natale 2025. In particolare, circa 274 milioni di euro è stata impiegata per illuminazioni artistiche, addobbi, alberi di Natale e spettacoli. A questa cifra si aggiungono 98,5 milioni per il personale comunale impiegato (tecnici, operai, impiegati) e 24,9 milioni per i consumi energetici.
Quei comuni che hanno una popolazione tra i 20.000 e i 60.000 abitanti spendono in media 308.700 euro. Secondo l’analisi, le motivazioni di tali investimenti risiederebbero nella volontà da parte di quelle amministrazioni di voler aumentare l’attrattività turistica.
Tuttavia, Jfc sottolinea che per la maggior parte dei Comuni in parola le spese natalizie non producono un reale ritorno turistico e rispondono più a scelte politiche che a strategie di sviluppo territoriale.
A tal proposito sarebbe opportuno calcolare e monitorare il ROI (Return on Investment) coinvolgendo cittadini e associazioni per ridurre sprechi e per promuovere uno sviluppo equilibrato.
Ma al di là di ogni analisi economicistica, restano seri problemi politici, sociali ed etici:
È evidente lo squilibrio tra investimenti effimeri in eventi stagionali e bisogni strutturali persistenti. Si assiste a una distribuzione iniqua del denaro pubblico, di cui spesso ne beneficiano poche categorie economiche. E s’ignorano i residenti in difficoltà, contraddicendo il principio di equità pubblica.